Nuova recensione per "Ibridomeccanico"...questa volta sul sito di "Estatica - enciclopedia della musica italiana"!
Un ringraziamento "cinese" a Fabrizio Pucci! ;)
R.C.
(CLICCA QUI per leggere la recensione)
BUON ANNO A TUTTI!
Mentre ci stiamo riprendendo dalla solita nausea post-cenone+pranzo natalizio (e chi più ne ha più ne metta!), vi postiamo la prima recensione del 2009 per "Ibridomeccano"!
http://www.loudvision.it/musica-recensioni-roulette-cinese-ibridomeccanico--2584.html
Buona lettura! R.C.
LoudVision - 03 Gennaio 2009
ELETTRONICA DAL CUORE POP
Seconda prova discografica per i Roulette Cinese, band piemontese il cui nome è liberamente mutuato dal lungometraggio del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder.
Assimilate con dovizia e impegno le lezioni impartite da gruppi quali Subsonica, Bluvertigo e Depeche Mode, i Roulette Cinese propongono un elettropop sinuoso e sofisticato, mescolando sapientemente elementi tipici dell'elettronica con sprazzi di pop che rendono i pezzi alla portata di un pubblico eterogeneo e trasversale.
L'album è contaminato da atmosfere surreali dai colori foschi, che ben riproducono le ambientazioni inquietanti dei romanzi di P.K. Dick, a cui gli artisti si sono ispirati. Il viaggio ha inizio con l'opener "Ibridomeccanico" caratterizzato da suoni lugubri e meccanici, atti a ricreare un ché di inquietante e affascinante al tempo stesso. Segue l'incisiva "Love Song", traccia estratta dal primo album del trio torinese "Che Fine Ha Fatto Baby Love?" e rielaborata in chiave elettropop con la partecipazione di Francesca Cola.
Tra i nove pezzi che compongono "Ibridomeccanico", trova inaspettatamente posto anche la ballata - che strizza sempre un occhio all'elettronica - "Exit", rifacimento del brano di Fausto Rossi, artista culto nell'ambiente meneghino.
Ma il ritmo si fa nuovamente adrenalinico e vorticoso con "Un Oscuro Scrutare": suoni sintetici, bassi amplificati e irrefrenabile bisogno di muoversi e seguire il ritmo liquido e magnetico. Chiude un altro tributo al pluriosannato autore P.K. Dick: il brano "Kid C" è infatti liberamente tratto dal suo romanzo "Ubik". Una chiusura asciutta e pungente, che si regge sulla lettura vocale delle sole frasi che iniziano con la lettera "C".
Rivelazione della scena elettropop italiana, e lucida testimonianza di talento e originalità, con attenzione per le dimensioni più sperimentali e d'avanguardia, e per i testi solo apparentemente freddi, ma che in realtà si aprono a molteplici chiavi di lettura.
Questo è, se vi pare. E francamente, non ci pare poco.
Lidia Pregnolato